mercoledì 9 maggio 2012

TEATRO STABILE “ZANCLE”

COMPAGNIA TEATRALE “PIER GIORGIO FRASSATI” – CINCU FIMMINI E UN TARÌ

di Lally Famà


alt

Sabato 5 maggio, alle ore 21,00, al teatro stabile “Zancle”, presso l’Istituto Sordomuti di Cristo Re, di Messina, l’Associazione culturale teatrale “Ledimigi” ha presentato, nell’ambito della quinta edizione della rassegna teatrale “Zancle”, premio “Adolfo Celi”, la commedia in tre atti comico-brillante Cincu fimmini e un tarì, di Pino Giambrone, messa in scena dalla compagnia filodrammatica “Pier Giorgio Frassati”, di Mistretta (ME).

La commedia è ambientata in Sicilia, in provincia di Palermo, il personaggio principale della storia è u zu Tatanu Zarbu, sbrigafaccende del paese che riceve, anche, commissioni per le giocate al lotto. Sposato con Adelina Barone e padre di 4 figlie femmine, Agnesina, Catarina, Rusinedda e Assuntina (che non possiamo definire delle dee, in quanto a bellezza), il nostro zu Tatanu commette un errore madornale che è quello di dimenticare di giocare un terno commissionato dal catanese Alfiu Santaita, i cui numeri il destino vuole che escano sulla ruota di Palermo.

Alfio è deciso ad uccidere il povero zu Tatanu e, a più riprese, fa irruzione in casa del medesimo, ma la notizia viene preannunciata, ogni volta e con tempestività, da Sarina, che nel paese è conosciuta con l’appellativo di “cu nappi nappi”, colei che sa tutto di tutti e il cui arrivo è, sempre, foriero di qualche.. “novità”.

In quest’altalena di andirivieni di Alfio, in cui il nostro zu Tatanu si fa trovare, una volta “stecchito” sul letto, con la famiglia “distrutta” al capezzale che lo piange a dirotto, un’altra volta fuggitivo e costretto a nascondersi dentro una cassapanca, s’incastra un’altra scena della nostra commedia che è quella in cui si fa avanti la famiglia del barone Paolo Trupia, titolo comprato a suon di quattrini, accompagnato dalla moglie Vicia Naca e dai 2 figli gemelli biovulari, o, meglio, nati “di du ova”: Pepeddu e Caliddu, con una proposta matrimoniale per 2 delle figlie di Tatanu. Ma le ragazze sono 4 e il padre decide che a sposarsi saranno le più adulte. La storia vuole che i ragazzi s’innamorino delle due più piccole, ma con un escamotage.. anzi, per mezzo di una vera e propria estrazione “manovrata a modo” dal nostro personaggio, le figlie prescelte saranno proprio le più anziane. E, così, il gioco è fatto.

Intanto, tra un andirivieni e un altro, Sarina (cu nappi nappi) e Alfio (il catanese che non ha vinto il suo terno) svelano la simpatia che hanno l’un per l’altra e, così, Alfio, finalmente, “felice”, decide di non ammazzare più il reo confesso.

Tra malintesi, risa e pianti la nostra storia volge al termine, storia in cui l’arte di “arrangiarsi” rispecchia molto il nostro popolo siciliano e viene indicata, appunto, come una “peculiarità” della nostra gente, a volte diffidente, a volte maliziosa, ma, anche, molto fatalista, dove il destino prende piede da sé: “‘sta potenti machina ca movi la vita e ca nuddu è capaci di firmari, o di farici cangiari strata”.