Intervista a cura di Tiziana Zaffino, foto di
Tanino Cardillo
Ore 18, Teatro Savio. Fuori, pioggia e vento. Eppure la
compagnia teatrale dell’Associazione culturale LEDIMIGI
è presente all’appello. Fra due giorni si va in scena,
bisogna provare e il maltempo è l’ultimo dei pensieri.
Arrivano a scaglioni, c’è chi è da poco uscito
dall’ufficio, chi dal negozio, chi ha appena finito di
fare i compiti con sua figlia. Attenzione, sono tutti
professionisti. Professionisti della vita di tutti i
giorni, quindi del teatro che altro non è che la
rappresentazione della realtà.
Ad aspettare l’arrivo degli attori, sempre lì a vigilare
sui particolari della scenografia, del copione, c’è
l’anima e corpo della compagnia: Mimmo Giuliano, ex
banchiere e da oltre vent’anni uomo di teatro a 360°.
Tra due giorni, infatti, al Teatro Savio andrà in scena
con la sua regia e direzione artistica il primo
spettacolo, una commedia brillante “Taroccamenti d’un
Puparo”, che aprirà la 2 Rassegna Teatrale “Zancle” –
Premio Adolfo Celi, ideata e diretta artisticamente
dallo stesso Mimmo Giuliano.
Attore, regista, scenografo, direttore artistico, Mimmo
Giuliano ripropone un cartellone teatrale con l’intento
di far ridere, puntando sul teatro messinese in
vernacolo, attraverso il coinvolgimento di compagnie
locali che si disputeranno il Premio “Adolfo Celi”.
Qual è il filo conduttore di questa rassegna
targata Mimmo Giuliano?
Sicuramente il divertimento. La gente quando va a teatro
vuole ridere, trascorrere qualche ora con serenità.
Neanche noi attori faremmo questo mestiere, se quando
recitiamo non ci divertissimo. Il nostro motto è:
“divertendoci, divertiamo”!
La rassegna infatti raccoglie otto spettacoli
rappresentati da sei compagnie messinesi, una di
Milazzo, un’altra di Mirto. Andranno in scena brillanti
commedie e un dramma, “Scuru” di Nino Martoglio.
Tra le otto compagnie, una vincerà il Premio
Adolfo Celi. Come?
Ritengo doveroso omaggiare un grande artista come Adolfo
Celi. La nostra città non può e non deve dimenticare
questo attore messinese. Con il premio intitolato a
Celi, l’Associazione Ledimigi intende ricordare tale
figura, consegnando il premio alla compagnia che si sarà
aggiudicata il maggiore gradimento del pubblico. Ogni
spettatore prima di entrare in sala riceverà una scheda
per giudicare, con un voto da 1 a 10, lo spettacolo che
ha appena visto. L’anno scorso la mia compagnia ha vinto
il premio, mettendo in scena “Camera da letto” di Alan
Ayckbourn, che ha ottenuto un ampio apprezzamento del
pubblico. Ciò che un attore spera, prima ancora
dell’aspetto economico.
Già, nel teatro, l’aspetto economico è una nota
dolente. “LEDIMIGI” riceve finanziamenti?
Assolutamente no. Abbiamo presentato la richiesta alle
istituzioni locali, ma fino adesso non abbiamo ricevuto
nulla. L’anno scorso eravamo riusciti a destinare un
contributo alle compagnie messinesi inserite nel
cartellone. Anche il premio Adolfo Celi ha avuto aveva
un corrispettivo economico. Quest’anno abbiamo
provveduto a qualche taglio. Se oggi possiamo dare vita
alla rassegna è solo grazie alla benevolenza di Don
Gianni dell’Istituto Domenico Savio, che ci ha permesso
di utilizzare il teatro e dare spazio alle compagnie
messinesi che non sanno dove esibirsi, anche per gli
elevati costi degli affitti di altri palcoscenici.
Lei è proprio un ex banchiere atipico: non si
preoccupa del denaro e soprattutto riesce a far ridere…
Chi ha detto che i banchieri non fanno ridere? Ne
conosco tanti, io ci provo. Credo che il denaro non sia
il motore della vita. La mia gioia è confezionare uno
spettacolo bene: per questo sono necessari lavoro e
impegno. Oltre quelli economici, ci sono anche sacrifici
personali: si sottrae tempo alla famiglia. Mia moglie lo
sa bene. Da anni però ho la soddisfazione di recitare
con mia figlia Emanuela Giuliano e quest’anno anche con
mia nipote Giulia.
Scusi ma quanti anni ha..?
Ho 63 anni e sono anche nonno. Sono nel teatro dal 1988
quando preparavo spettacoli per il CRAL, dieci anni fa
ho fondato questa associazione “LEDIMIGI”. Dal 2006,
grazie a Don Gianni, preparo la Rassegna Zancle ospitata
dal Teatro Savio.
Dunque sabato, 6 dicembre, vedremo tre
generazioni di attori nella commedia “Taroccamenti di un
puparo”. Di cosa si tratta?
L’autore che ha scritto la commedia è Giovanni La Mantia,
deceduto l’anno scorso. Mi presentò il testo qualche
tempo fa, ma credevo che parlasse dei tarocchi, insomma
delle arance. E lasciai perdere. Quando trovai un po’ di
tempo, mi appassionai alla storia, iniziai ad
immaginarla sul palco. Divertente, una commedia
brillante, invito tutti al teatro Savio, sabato alle 21.
Ci sarà da ridere, vi aspetto!
Abbonamento intero x 8 spettacoli € 60,00;
ridotto ragazzi under 12 e soci CRAL € 50,00;
Biglietto singolo spettacolo intero € 10,00;
ridotto ragazzi under 12 e soci CRAL € 8,00
Per in formazioni e
prenotazioni non esitare a contattare all'indirizzo
ledimigi.teatro@fastwebnet.it
oppure 368.3310000
Recensione di Maria Emanuela Giuliano
“Taroccamenti d’un puparo”
La
compagnia teatrale “LEDIMIGI” presenta un testo di un
autore messinese del teatro brillante siciliano,
portando in scena una delle migliori commedie per stile
ed eleganza nel far divertire e per rammentare a tutti
che le tradizioni di un popolo hanno grande rilevanza
nel vivere quotidiano.
L’autore, Giovanni La Mantia, con questa commedia
analizza con la lente d’ingrandimento i problemi e la
precarietà di tradizioni della vita del Popolo Siciliano
raccontandoli ed evidenziandoli in un incastro perfetto
ed esilarante, allo stesso modo analizza e racconta la
difficoltà di vita economica di una famiglia siciliana,
in una società che fagocita ormai tutto.
La
commedia brillante in siciliano “Taroccamenti d’un
Puparu” tratta della vecchia, cara Sicilia in cui la
tradizione del “teatrino dei Pupi” viene evidenziata,
tramandata ed acclamata da Puparu nostalgico don
Francesco, il quale sostiene che “il Pupo esti la
Sicilia, la nostra terra biniditta”, con Orlando,
Angelica, Bradamanti e Carlo Magno che sono la storia e
la leggenda siciliana.
Ma
questa tradizioni nel corso del tempo si stanno perdendo
a causa dell’avvento della modernità, ed anche le
istituzioni che dovrebbero conservare tradizioni e
valori, preferiscono costruire un monumento o una
fontana al posto del teatro dei pupi, come nella storia
di don Francesco.
Puparu che non si arrenderà mai, anche se in avversità e
ristrettezze economiche, nel ricordo dei bei tempi
tramandategli dei suoi avi.
Cosa si inventerà per fa si che tutto continui?
Ecco pronto in teatrino con dei Pupi “eccezionali” di
una comicità esilarante si affronteranno in battibecchi
continui in rima baciata, un insieme tutto da vedere.
Risate e morale in unica soluzione.